SONDAGGIO: COSA PENSANO GLI ARTIGIANI DELL’ITALIA?
Nessun incarico politico per il presidente di Confartigianato. L’indicazione è emersa dai gruppi di lavoro della Giornata dei delegati che si è svolta il 9 ottobre 2011 a Gorgo al Monticano. Secondo i dirigenti l’associazione deve restare autonoma dai partiti. I dirigenti possono anche assumere cariche politiche, ma non il presidente.
L’altro tema forte è stato il rapporto con gli enti locali. L’invito ai sindaci dell’Opitergino-Mottense è di fare sistema con i servizi locali. Anche se nessuno è disposto a rinunciare al proprio municipio. Altra decisione importante ha riguardato l’azione sindacale. “Dai delegati abbiamo ricevuto un’indicazione precisa – spiega il presidente Silvano Pavan – serve una rappresentanza forte, soprattutto in questo momento di crisi. L’azione sindacale è stata ritenuta fondamentale per difendere la piccola impresa”.
L’assemblea dei delegati è stata anche l’occasione per presentare i risultati del sondaggio realizzato da Confartigianato Oderzo-Motta tra gli artigiani. Riportiamo qui di seguito l’articolo che la Tribuna di Treviso ha dedicato all’iniziativa.
ODERZO. Arrabbiati con la casta politica, disillusi del federalismo, preoccupati più della burocrazia che della crisi economica la cui causa sono le mancate riforme. E’ il ritratto della piccola impresa che emerge dal questionario realizzato da Confartigianato Oderzo-Motta e presentato domenica alla Giornata dei delegati a Gorgo al Monticano. Il sondaggio ha interessato tutto il gruppo dirigente delle 14 sezioni comunali dell’associazione.
Il questionario ha toccato i rapporti dell’artigianato con la politica, l’economia e il federalismo. Il 97% dei dirigenti Confartigianato pensa che deputati e senatori abbiano troppi privilegi rispetto alle loro funzioni, seguiti a ruota da consiglieri regionali e provinciali (88,9%). A corollario la richiesta di maggiore moralità dalla politica (82,2%). Ne escono bene invece i sindaci: per il 55,6% degli artigiani prendono meno di quanto sarebbe giusto. Due terzi degli intervistati ritiene poi vantaggiose le aggregazioni di Comuni. Su questo punto si sono espresse anche le assise dei delegati Confartigianato. “No a fusioni di Comuni, è giusto mantenere le identità – spiega il presidente Silvano Pavan – ma fare sistema con i servizi è assolutamente necessario per gli enti locali”.
Quanto ai problemi più pressanti, svetta su tutti la burocrazia (97%) seguita a ruota da carico fiscale e disoccupazione (93%). A sorpresa non preoccupa troppo il credito. Ovvia, invece, l’enfasi sulla crisi economica. Il 91% degli artigiani la addebita alla politica che non ha saputo fare le riforme necessarie. Il potere della finanza internazionale è al secondo posto tra le cause, ma staccata di dieci punti. Due terzi degli intervistati è convinto anche che a essere in difficoltà siano soprattutto le imprese che non hanno innovato. Tutti d’accordo, invece, che la situazione resterà grave fino al 2013. Tra le conseguenze della crisi, il 93% ritiene che porterà maggiore insicurezza e pessimismo sul futuro. Subito dopo che metterà in difficoltà le persone più fragili, che aumenterà disoccupazione e precariato e toglierà opportunità ai giovani (91%) a riprova della sensibilità sociale dell’artigianato. Diffusa è anche la convinzione di un aumento delle tasse (89%) e di un peggioramento del clima sociale (87%).
Soprese vengono dal federalismo ritenuto la riforma più importante per il Veneto dal 71% degli intervistati. Percentuale che scende al 57% se si allarga l’orizzonte all’Italia. I dirigenti Confartigianato mostrano comunque un atteggiamento disilluso. Per il 60% sono convinti che il federalismo non renderà più competitiva l’economia italiana, percentuale che si ribalta se si considera invece il Veneto. Il 62% è convinto però che con il federalismo in regione aumenteranno gli investimenti in infrastrutture. Poco più della metà pensa che la riforma renderà più efficiente la pubblica amministrazione. Peccato che il 60% sia convinto che la crisi economica stia fermando il processo federalista e che il Meridione non lo accetterà mai. Francesca Gallo